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I BIOMATERIALE NEL TRATTAMENTO DEI DIFETTI PARODONTALI INFRAOSSEI

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Category

Odontoiatra



Descrizione

Grazie ai progressi raggiunti nell’ambito delle tecniche rigenerative, la terapia parodontale si avvale
sempre più dell’apporto fornito dai biomateriali. La letteratura è ricca di lavori che dimostrano come i problemi parodontali possano coinvolgere anche ilm50% della popolazione adulta. In particolare, lemlesioni di tipo angolare possono portare alla perdita dell’elemento dentario nel 46% dei casi con difetti di forcazioni di grado 2 e nel 68% dei casi con difetti di grado 3. Nella scelta tra i vari biomateriali presenti in commercio entrano in gioco numerosi fattori, come il costo biologico, lo stress chirurgico, le eventuali difficoltà legate al sito di prelievo, la morbilità postoperatoria, la diminuzione dei tempi di guarigione, la reperibilità e la percentuale di materiale che
residua al termine del processo di neoapposizione
ossea. Negli ultimi anni è stata avviata un’attenta analisi dei biomateriali, finalizzata a studiare e a comprendere le caratteristiche strutturali e il comportamento nel tessuto. Già Hench e Paschall nel 1972 avevano riconosciuto l’importanza di uno studio sul comportamento dei biomateriali e sulla loro interazione con il tessuto vivente. I biomateriali, quando impiantati, non devono provocare né reazioni infiammatorie né incomplete integrazioni con
il tessuto. Devono essere inoltre osteoconduttivi per guidare la guarigione del sito trattato secondo i normali canoni di formazione del tessuto osseo. L’obiettivo in questo settore è stata la ricerca di biomateriali validi per la rigenerazione a medio e a lungo termine.
Il nostro studio ha l’obiettivo di dimostrare come il PLGA (copolimero dell’acido poliglicolico e polilattico) possa essere usato con predicibilità nella terapia chirurgica dei difetti infraossei. A tale scopo è stato adottato un protocollo clinico-comparativo prospettico randomizzato che ha preso in considerazione nello stesso paziente siti test e siti controllo.