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FLUORESCENZA (CONCLUSIONI)

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Odontoiatra



Descrizione

In uno studio prospettico randomizzato effettuato in due centri su 120 denti in assenza di carie apparenti, hanno evidenziato una notevole sensibilità e specificità delle rilevazioni strumentali basate sulla fluorescenza, con buona capacità discriminativa nel distinguere la sostanza dentale sana da quella cariata, così come nel differenziare la carie presente nel contesto dello smalto rispetto al coinvolgimento denti- naie e, infine, nell’appurare la profondità dell’interessamento dentinale. Uno studio di Olmez et al, relativo alla sensibilità e alla specificità di uno stru­mento rilevatore della fluorescenza den­taria, del metodo visivo e del metodo radiografico, ha riportato i seguenti ri­spettivi punteggi: 0,86/0,80; 0,69/1,00; 0,36/1,00. La metodica a fluorescenza si è dimostrata molto sensibile e con un ottimo rapporto tra sensibilità e specificità nell’intercettazione di carie occlusali precoci. Uno studio di Anttonen et al. ha dimostrato che uno strumento rilevatore della fluorescenza dentaria ha la mede­sima efficacia nell’individuare carie sia sui denti decidui sia su quelli permanenti. Lussi et al., in uno studio su denti molari permanenti estratti, hanno eviden­ziato una migliore performance dello stru­mento rilevatore della fluorescenza den­taria rispetto alle radiografie bite-wing nel riconoscimento di carie prossimali, con un’ottima riproducibilità dei risultati, che sono scarsamente operatore-dipendenti. In uno studio di Lussi et al., su 322 superfici occlusali indagate 100 risulta­rono affette da carie. Di queste, 29 furono intercettate col solo esame visivo, 71 con radiografie bite-wing, 92 con l’uso dello strumento rilevatore della fluorescenza dentaria e tutte e 100 all’esame istologico. La semplice diagnosi di carie però non comporta necessariamente un inter­vento restaurativo. Sarà soltanto la di­screzionalità dell’odontoiatra a stabilire se intervenire con un rafforzamento delle misure di profilassi oppure con una spe­cifica terapia. Per questo motivo si tende a considerare un valore di registrazione di fluorescenza > 30 come limite per con­sigliare l'intervento restaurativo. In pra­tica, riducendo la sensibilità ma aumen­tando la specificità dell’analisi di questo strumento, si tende a eliminare quei casi (per esempio di semplici fessure colorate o con tartaro all’interno) che possono creare falsi positivi. Bisogna altresì sottolineare che i valori di lettura di questo strumento - soprattutto quelli borderline - devono essere inter­pretati come segnalazioni per un ulteriore approfondimento diagnostico, di solito di tipo radiografico. L’interpretazione di tutti gli esami diagnostici effettuati fornirà al clinico gli elementi necessari per stabilire il tipo di intervento da effettuare. È inoltre doveroso considerare la possi­bilità di rilevazione di falsi positivi in fun­zione di fattori interferenti quali:

Diversi studi [9,13,15,19,20,21] hanno evidenziato un’ottima riproducibilità dei risultati di indagine fra esaminatori diversi, mediante lo strumento rilevatore della fluorescenza dentaria, sottolineando la facilità d’impiego dello strumento anche in assenza di una preparazione specifica o di una competenza mirata. Ciò rende­rebbe lo strumento adatto a un uso di routine anche da parte di personale sani­tario non particolarmente esperto. In base ai dati ricavati dallo studio, si può affermare che lo strumento rilevatore della fluorescenza dentaria testato è risul­tato efficace nell’individuazione di carie occlusali e/o delle superfici lisce buccali o linguali, al pari dell’esame della specil- lazione e di quello radiografico. Sembrerebbe anche essere in grado di offrire una maggiore accuratezza nell'evidenziare lesioni precoci, soprattutto sem­plici demineralizzazioni o carie nel con­testo dello smalto, meritevoli di un rinforzo delle misure profilattiche. Il metodo visivo e quello della specilla- zione, che rimangono i metodi elettivi ini­ziali nell’individuazione di carie, risultano poco performantì in caso di lesioni chiuse o con aperture all’esterno inferiori al dia­metro minimo degli specilli presenti in commercio, e presentano anche il rischio che un’eccessiva forza di sondaggio possa provocare fratture dello smalto di superficie. La specillazione di carie iniziali in sede interprossimale è spesso assai ardua. Il metodo radiografico risulta più efficace nell’individuazione di carie interprossimali e talora è fallace in caso di carie iniziali occlusali; inoltre è una metodica invasiva, soprattutto in soggetti giovani, e deve essere limitata ad approfondimenti dia­gnostici successivi a metodi di minore costo biologico. Comunque, a tutt’oggi, non esiste un unico strumento che permetta la diagnosi sicura di carie dentale - soprattutto in fase iniziale - esente da lati negativi, con elevata sensibilità e specificità. L’implementazione di varie metodiche secondo una procedura razionale può permettere di intervenire il più precoce­mente possibile nei casi di lesioni demi­neralizzanti, soprattutto in individui in fase dinamica di crescita. Attualmente l’esame visivo-ispettivo associato alla specillazione rimane la metodica più uni­versalmente usata nello screening delle lesioni cariose. Considerando i limiti di tale procedura, consistenti nella possi­bilità di sottostimare l’evento carioso, sia per la presenza di carie sottominanti non specillabili sia per la difficoltà di fornire una giusta interpretazione alle discromie dei denti, si può prendere in considera­zione - in base ai risultati dello studio effettuato - la possibilità di affiancarvi l’esame della fluorescenza, in virtù di ca­ratteristiche quali la semplicità di esecu­zione, la facilità di lettura, la riproducibilità dei risultati, l’innocuità, la velocità di effet­tuazione, la non necessità di comprovata esperienza dell’operatore. L’impiego dello strumento rilevatore della fluorescenza dentaria testato sembre­rebbe un metodo affidabile, con alta sensibilità ma con minore specificità nella diagnosi precoce di carie. Sicuramente è una metodica di facile utilizzo, innocua, che non richiede un lungo training preparatorio, alla portata di qualsiasi operatore sanitario. Bisogna considerare l’eventualità del riscontro di falsi positivi per la presenza di elementi interferenti che possono aumentare la fluorescenza dentaria, per esempio otturazioni o tar­taro, o di colorazioni specifiche acquisite degli elementi dentari. Inoltre è indispen­sabile riferirsi a corretti valori di cut-off per stabilire la soglia di interpretazione dei risultati. In questo studio si è stabilita la soglia di 20 unità per considerare la pre­senza di carie dentinali, ma alcuni autori suggeriscono di elevare questo valore a 25-30, per evitare l’intervento terapeutico in casi sospetti. Per tali motivi lo strumento rilevatore della fluorescenza dentaria testato potrebbe essere adatto per il monitor- aggio preventivo delle carie, soprattutto in studi epidemiologici in cui il ricorso sistematico alle radiografie potrebbe essere troppo costoso e non ineccepi­bile dal punto di vista etico, e in cui l’assenza dei fattori interferenti sopra citati diminuirebbe l’incidenza delle false positività. Un solo esame non sembra assommare tutte le caratteristiche ottimali per porre diagnosi di carie. È solo grazie all’integra­zione di più metodiche che è possibile giungere a un giudizio diagnostico defini­tivo. Uno strumento basato sulla fluore­scenza dentaria sembra possedere caratteristiche promettenti per affiancarsi a metodiche oltremodo collaudate nell’iter diagnostico delle carie.