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FLUORESCENZA DENTARIA NELLA DIAGNOSI DI CARIE (FLUORESCENZA)

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Category

Odontoiatra



Descrizione

La Fluorescenza dentaria

Lo smalto dentario è costituito da idros- siapatite modificata, oltre che da una pic­cola quantità di matrice organica e di acqua. Lo smalto integro possiede un basso livello di fluorescenza intrinseca, ma livelli diversi di fluorescenza dopo che è stato attaccato dalla carie. È impro­babile che i fosfati calcici siano gli unici responsabili della fluorescenza intrinseca dello smalto. È più verosimile che questa derivi da un’azione combinata dei com­ponenti inorganici dello smalto con mole­cole organiche assorbite. È altresì vero che la fluorescenza dei denti più bianchi è inferiore a quella dei denti più scuri, così come la presenza di tartaro, di zone di ipomineralizzazione, di placca batterica, di materiali compositi, di residui di pasta da profilassi, di macchie può indurre una variazione della fluorescenza. La presenza di carie induce un incre­mento della fluorescenza dentaria. La fluorescenza intrinseca del processo ca­rioso sembra possa essere messa in rela­zione con la presenza di batteri e dei loro metaboliti, oltre che con la dispersione della luce. I metaboliti batterici candidati a incre­mentare la fluorescenza dentaria sono le porfirine, prodotte da numerosi microrga­nismi. Le porfirine sono evidenziabili per la loro fluorescenza tramite stimolazione sia con luci a bassa frequenza d’onda (406 nm) sia con luce nella banda del rosso. È in questo spettro di luce che si ottiene la massima fluorescenza del tes­suto cariato, proprio per la presenza di molecole di protoporfirina o di mesoporfirina. Alcuni studi hanno dimostrato che è pos­sibile distinguere lo smalto sano dallo smalto cariato mediante la stimolazione della fluorescenza dentaria con luce nello spettro del rosso e dell’infrarosso. Malgrado la stimolazione con luce a bassa intensità (488 nm) offra le migliori risposte in termini di fluorescenza, ugual­mente l'irradiazione con luce di 655 nm permette di distinguere perfettamente lo smalto cariato da quello sano, in rapporto alla fluorescenza emessa. Inoltre, la forma degli spettri di fluorescenza per tessuto sano e cariato è la stessa nell’in­tera lunghezza d’onda, così da non necessitare di alcuna analisi spettrale. La luce rossa, come la radiazione infra­rossa, ha minore capacità di penetra­zione nello smalto rispetto a quella di lun­ghezza d’onda inferiore. Quest’ultima, pertanto, si presta maggiormente all’individuazione di carie in profondità