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LA PARDONTITE E IL DIABETE (INFORMAZIONI PER PAZIENTI)

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Odontoiatra



Descrizione

Uno degli autori, Terry Simpson dell'Edinburgh Dentai Institute, sottolinea: «I risultati della revìew affermano che sarebbe opportuno spiegare ai pazienti il rapporto positivo tra il trattamento parodontale e la riduzione dei valori della glicemia e sarebbe il caso di inserire una valutazione periodica delle loro condizioni orali nei controlli di routine previsti dalla gestione del diabete». Da parte sua David Mo- les, docente della scuola di specializzazione della Pe- nipsula Dentai School di Plymouth, aggiunge: «In questo studio abbiamo contribuito a confermare un nesso tra il trattamento delle patologie gengivari e la riduzione delia glicemia nei pazienti affetti da diabete di tipo 2. Adesso questo aspetto va approfondito in appositi trial randomizzati di dimensioni più vaste che consentano di approfondire il trattamento parodontale e i suoi risultati a lungo termine nei diabetici, valutando al contempo la possibilità di abbinare questo approccio al trattamento standard delia patologia diabetica, nell'ambito di una più stretta ed efficiente collaborazione tra i diabetologi e i dentisti».

Gli autori, nel lavoro Co- chrane sottolineano un ulteriore aspetto altrettanto fondamentale. Come già avviene oggi, l'approccio al diabete conta su un team multidisciplinare cui si deve probabilmente aggiungere la consulenza odontoiatrica. Ciò che resta fondamentale è una comunicazione interdisciplinare che tenga nel debito conto i possibili effetti dei problemi del parodonto sulla gestione del diabete e delle sue complicanze. Certo, intervenire anche su questo aspetto con la conseguente adozione da parte del paziente di abitudini igieniche congrue anche sul distretto orale senta malattìa parodontale, ipertensione, ipercoleste- rolemia e familiarità per il diabete avrebbe dal 27 al 53 per cento di possibilità di essere a sua volta diabetico, Le indicazioni per gli ulteriori approfondimenti Gli autori della revisione Coehrane ammettendo essi stessi la necessità di condurre ulteriori studi che confermino i risvolti positivi del trattamento parodontale sul controllo del dibate di tipo 2 suggeriscono le caratteristiche ideali che dovrebbero avere gli approfondimenti, con un approccio a due fasi. Prima di tutto un numero limitato di di studi randomizzati controllati sull'impatto del trattamento parodontale sul controllo glicemico, sottolinando che non sarebbe etico prevedere un gruppo di controllo senza trattamento, ma sarebbe più opportuno procedere con il trattamento abituale per tre mesi e poi intervenire aII'aggravarsi dei problemi del parodonto. Ogni studio dovrebbe essere sufficiente- mente ampio da dimostrare una differenza significativa, basandosi sui trial già esaminati come riferimento. La definizione di malattia parodontale dovrebbe essere chiara e incontrovertibile, cosi come la descrizione di parametri come l'età, la durata, i farmaci assunti, le complicanze allo scopo di ridurre al minimo i fattori confondenti. Le indagini dovranno inoltre riguardare sia il diabete di tipo 1 sia il diabete di tipo 2, mettendo in evidenza discordanze e analogie.

Nella seconda fase, sere evidenze confermassero chiaramente un significativo beneficio clinico, ulteriori trial sì dovrebbero condurre in sede di comunità, prevedendo la collaborazione tra medici e dentisti. In questo caso gli schemi degli approfondimenti possono variare in base alle risposte da cercare. che possono andare dal controllo glicemico alla qualità della vita e alla possibilità di prevenire le complicanze del diabete, senza sottovalutare i risvolti economici.