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LA CHIRURGIA PIEZOELETTRICA IN IMPLANTOLOGIA (SECONDO CASO)

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Odontoiatra



Descrizione

Nel precedente articolo abbiamo analizzato il primo caso di chirurgia piezoelettrica. 
Nell’articolo che segue ci soffermiamo sul secondo caso di questa tipologia chirurgica molto diffusa in implantologia.
La chirurgia piezoelettrica: 2° caso.
Una paziente di 65 anni richiede una riabilitazione protesica fissa nella mascella e nella mandibola. 
La TAC mostra un ridotto spessore crestale nella mascella destra e nella mandibola sinistra, con le due corticali separate da 1-2 mm di spongiosa. Si decide di espandere la cresta in entrambe le aree, con l’utilizzo dell’unità piezoelettrica e inserendo gli impianti contestualmente. 
Dopo anestesia per infiltrazione con lidocaina contenente adrenalina 1:50.000, effettuano un’incisione medio-crestale e due verticali a livello della mandibola sinistra.
 Si solleva, quindi, un lembo a spessore totale individuando l’emergenza del forame mentoniero. 
Con l’ausilio del piezoelettrico si effettua un’incisione orizzontale medio-crestale della cresta ossea connessa con due incisioni verticali che raggiungono in profondità la prima.
 L’incisione orizzontale viene approfondita apicalmente fino alla lunghezza degli impianti che si intendono inserire. 
A questo punto inizia la fase di traslocazione del segmento buccale in direzione buccale, effettuata con strumenti manuali.
 Una volta che la cresta risulta espansa di 2 mm si procede a inserire gli impianti dentali. Il gap viene quindi zeppato con biomateriale di origine eterologa e i lembi vengo suturati. 
Dopo un periodo di guarigione di 4 mesi, si procede alle fasi protesiche. 
I casi descritti presentavano atrofia ossea, in senso verticale o orizzontale, di grado severo ed è stato possibile trattarli con terapia implantoprotesica grazie all’ausilio della chirurgia piezoelettrica. 
Inoltre, è possibile apprezzare il fatto che, con l’utilizzo del piezoelettrico, nella nostra pratica sia notevolmente diminuito il numero delle complicanze intraoperatorie, come per esempio la perforazione della membrana di Schneider o la frattura del piatto buccale durante le tecniche di espansione di cresta edentula.