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GLI IMPIANTI OTTENUTI DALLA FUSIONE DI MICROPARTICELLE DI TITANIO TRAMITE LASER (3)

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Odontoiatra



Descrizione

Nell’impianto dentale in titanio microfuso, il tessuto osseo neoformato era intimamente in contatto con la superficie implantare e presentava una precoce maturazione e mineralizzazione con vere e proprie trabecole neoformate e segni di rimodellamento, come confermato da microscopia ottica, a scansione elettronica e spettrometria a raggi X. 
Questo è senz’altro un dato significativo perché, nell’impianto dentale,  la rapida maturazione dell’osso neoformato è un requisito importante per ottenere stabilità in contesti difficili, laddove si vogliano applicare protocolli di carico anticipato o immediato.
 È ormai noto come le proprietà strutturali e geometriche della superficie implantare possano influenzare forma e dimensioni delle cellule, con riflessi sull’espressione genica. I primi ricercatori a sottolineare come i problemi biologici non potessero essere risolti studiando unicamente gli aspetti genetici e biochimici, ma richiedessero un’attenta analisi delle problematiche meccaniche, strutturali e architetturali delle cellule sono stati Folkman e Ingber. 
Ad oggi, dopo un ventennio dii studi  sugli impianti dentali,  i meccanismi che relazionano la forma delle cellule alla loro funzione sono stati in parte rivelati. Come abbiamo visto, infatti, le cellule si rapportano al proprio substrato attraverso recettori di membrana, le integrine, responsabili dell’adesione focale.
 Le integrine, però, attraverso il proprio dominio citoplasmatico e proteine di legame come l’alfa-actinina, la talina, la vinculina, la tensina e la paxilina sono connesse in modo funzionale con il citoscheletro.
 Il citoscheletro è l’impalcatura interna della cellula, network complesso di microfilamenti (actina), filamenti intermedi (desmina) e microtubuli (tubulina), tutti interconnessi funzionalmente, e dotato di una propria attività contrattile, generata dai microfilamenti di actina. 
Poiché il citoscheletro è connesso al nucleo cellulare, è evidente come attraverso il meccanismo dell’adesione focale forze meccaniche impartite dal substrato possano essere trasformate in segnali biochimici dalle cellule. In sostanza, le integrine, le caderine e i meccanocettori cellulari, connessi funzionalmente al citoscheletro, se attivati spazialmente in un certo numero e in determinati punti della membrana a opera della geometria del substrato “accendono” meccanismi di trasduzione per i quali l’espressione genica è modulata da forze meccaniche applicate sulla cellula.
 In tal modo , la geometria superficiale formata da una serie  di cavità che continuano  in un sottostante strato  poroso sembrano costituire l’ambiente tipo  per l’espressione del fenotipo osteogenico.