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LE SUPERFICI NANOSTRUTTURATE E DLF. (STUDI IN VITRO)

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Odontoiatra



Descrizione

Continuiamo ad analizzare la tematica delle superfici nanostrutturate soffermandoci sull’analisi in vitro.
Non da molto tempo, e stato svolto uno ulteriore studio in vitro su coltura di cellule mesenchimali indifferenziate umane.
Tale studio ha evidenziato la maggiore attitudine della superficie nanostrutturata nell’indire la differenziazione osteoblastica e di conseguenza anche la  produzione di matrice.
 In uno lavoro istomorfometrico preclinico sulla tibia di coniglio, l’impianto con superficie nonostrutturata trattata con acido fluoridrico ha dimostrato superiore contatto osso-impianto quando comparato a un classico impianto sabbiato con biossido di titanio.
Inoltre, In questo stesso lavoro c’era una chiara differenziazione significativa nei valori di “removal torque” tra impianti fluoro-modificati rispetto a impianti sabbiati classici.
 In altri 2 lavori condotti sulla mandibola di cane, l’impianto sottoposto a trattamento  on acido fluoridrico ha avuto una rilevante apposizione di osso a differenza di  un impianto sabbiato con biossido di titanio, nello specifico, fasi iniziali  di guarigione. 
Sempre con riferimento alle superfici nanostrutturate, attualmente sono iniziati diversi lavori clinici per analizzare gli impianti con tali superfici per il trattamento con acido fluoridrico. 
Infine, una tecnica  di produzione di superficie nanostrutturata più considerata è ad oggi costituita dall’anodizzazione od ossidazione anodica.
L’ossidazione anodica è un processo attraverso il quale lo strato di ossido che naturalmente riveste la superficie implantare viene ispessito in maniera controllata, fino a costituire una vera e propria struttura nanoporosa. 
Si tratta di un processo elettrochimiconel quale l’impianto è immerso in una soluzione elettrolitica cui viene applicata una corrente; l’impianto diviene così l’anodo di una cella elettrica e la sua superficie si ossida. TiUnite® (Nobel Biocare,Zurich, Switzerland) è un buon esempio di superficie ottenuta con tale processo. 
Si ritiene che ilmeccanismo con cui le superfici anodizzate sono in grado di stimolare l’osteointegrazione sia duplice: da un lato, infatti, la loro struttura nanoporosa dovrebbe promuovere l’interconnessione con il nuovo osso; dall’altro, la superficie dovrebbe essere capace di un legame chimico con l’osso neoformato.