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LE SUPERFICI NANOSTRUTTURATE E DLF. (PARTE 1)

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Odontoiatra



Descrizione

Le superfici nanostrutturate hanno una  adesione maggiore  da parte degli osteoblasti. 
La vitronectina ha infatti un ruolo fondamentale nel mediare l’adesione degli osteoblasti, presentando specifiche sequenze di legame RGD, che interagiscono con le integrine, proteine di legame della membrana cellulare. 
Recenti studi hanno dimostrato come le superfici nanostrutturate spingano le cellule a produrre un maggior numero di proteine, quali BSPs e OPN. 
Non solo l’adesione ma anche il comportamento cellulare, la produzione di proteine e quindi l’espressione genica sembrano in qualche modo influenzate dalla presenza di superfici nanostrutturate. 
Tutto questo è chiaramente in funzione dell’ adesione maggiore  di proteine, ma è indipendente: 
appare evidente, pertanto, che le cellule siano capaci  di “captare ” la presenza di superfici nanostrutturate, proprio grazie alle integrine. 
Da poco, attraverso gli innovativi  sviluppi realizzati nel settore  delle nanotecnologie, è entrato nel mercato un buon numero  di superfici dotate di peculiarità nanotopografiche, realizzate  tramite differenti  tecniche produttive.
 Alcune di queste tecniche hanno lo scopo di ottenere un ispessimento dello strato nanometrico di cristalli di calcio-fosfato che normalmente si forma sull’oxide layer in seguito all’adsorbimento di anioni e cationi, immediatamente dopo l’inserimento dell’impianto nel sito chirurgico; obiettivo di queste metodiche è rimodellare l’interfaccia tra impianto e biofilm proteico, per poter così stimolare l’apposizione di nuovo osso.
 L’impianto Nanotite® (Biomet 3i, Palm Beach, FL, USA) presenta una buona deposizione  di nanocristalli (Discrete Crystal Deposit, DCD) di calcio-fosfato su una superficie  caratterizzata inizialmente  da una duplice acidificazione (Osseotite®; Biomet 3i, Palm Beach, FL, USA). 
Siamo di fronte ad una tecnica di strutturazione additiva, che consente di integrare  alla superficie iniziale particelle nanometriche di fosfato di calcio (20-100 nm) ampiamente  cristalline.
Le particelle vengono sospese in soluzione e sono spinte ad auto-assemblarsi sull’ossido di titanio presente sulla superficie implantare.