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LE SUPERFICI NANOSTRUTTURATE E DLF.

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Odontoiatra



Descrizione

Nella serie di articoli che pubblicheremo in seuqenza, di questo specifico argomento vogliamo analizzare l’influenza delle superfici implantari sui processi di guarigione ossea. 
Nello specifico, nella parte iniziale sono state analizzate  le superfici implantari lisce e microrugose: 
In questa seconda parte sono analizzate nel dettaglio  le superfici nanostrutturate e la DLF (Direct Laser Fabrication). 
Nel corso del fisiologico rimodellamento osseo l’articolata struttura tridimensionale submicronica prodotta dall’azione degli osteoclasti costituisce il substrato dove va a realizzarsi la  linea cementante (cement line), formata  da matrice extracellulare non collagenica deposta dagli osteoblasti. 
L’interdigitazione delle 2 strutture è fondamentale ed è strettamente interdipendente dalla topografia superficiale submicronica della matrice residua. 
Per questo, a scopo biomimetico, le attuali  superfici implantari devono possedere le peculiarità  strutturali della matrice residua e pertanto essere considerate superfici nanostrutturate. 
Un materiale può definirsi nanostrutturato se possiede costituenti di dimensioni inferiori a 100 nm. 
L’osso umano è un buon esempio di materiale complesso con caratteristiche nanostrutturali, infatti, le proteine non collageniche della matrice, insieme alle fibrille collagene e ai cristalli di HA, che sono costituenti naturali dell’osso, sono strutture di dimensioni nanometriche; allo stesso modo, gli osteoni, i sistemi haversiani e le lamelle ossee sono strutture di dimensioni micrometriche, mentre l’osso spugnoso e l’osso corticale nel lorocomplesso rappresentano strutture superiori e di dimensioni millimetriche. 
Le superfici nanostrutturate appaiono capaci  di modificare la risposta tessutale. 
In primis, infatti, le superfici nanostrutturate hanno un’ampia area superficiale e, con essa, energia libera superficiale e bagnabilità enorme, idonea a portare  a sé un  quantitativo  di proteine elevata. 
Il tipo, la concentrazione, la conformazione e la bioattività delle proteine plasmatiche in grado di essere adsorbite su un materiale dipendono da chimica superficiale, idrofilicità o idrofobicità, carica, energia e naturalmente topografia superficiale.
 Pertanto, non sorprende che una superficie nanostrutturata possa presentare più siti di legame per proteine specifiche, coinvolte nei meccanismi di adesione cellulare. 
Sono state evidenziato come superfici nanostrutturate fossero capaci di consentire un’elevata adesione di proteine di legame specifiche, quali la vitronectina, rispetto a superfici convenzionali.