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LA MODERNA IMPLANTOLOGIA. (MECCANISMI DI GUARIGIONE, PARTE 3)

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Odontoiatra



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Proseguiamo nell’analisi dei meccanismo di guarigione nella moderna implantologia.
Per quanto riguarda il livello ultrastrutturale avvengono in questa fase due fenomeni importanti: da un lato, la superficie dell’impianto, ricoperta strutturalmente dall’oxide layer, assorbe su di sé una grande quantità di proteine, formando così un biofilm proteico; dall’altro, essa è in grado di legare chimicamente a sé una grande quantità di ioni, tra cui gli ioni calcio e fosfato. 
Se c'è tanta concentrazione di fosfato e ioni calcio, infatti, si forma uno strato nancristallino o amorfo di calciofosfati, di spessore variabile, ma minimo (in genere di 5 nm) che compenetra il biofilm proteico e si gestisce al di sotto di esso. 
I cationi e gli anioni sono amalgamati nell’oxide layer e la costituzione di codesto strato minerale è fondamentale perché, nonostante i meccanismi nei quali è coinvolto siano ancora poco famosi, sicuramente esso è in grado di modellare l’interfaccia tra proteine e titanio su di esso fissate.
 Il biofilm proteico, invece, è costituito da uno strato all’inizio fine  di carboidrati, proteoglicani, lipoproteine, proteine e glicosaminoglicani, che istantaneamente si trasforma in uno strato proteico amorfo variabile nelle dimensioni (20-500 nm), molto ricco  soprattutto in glicoproteine, proteoglicani e osteopontina (OPN), ma non munito di collagene. 
Non c’è opinione unanime circa le dimensioni dimensioni dello strato proteico privo  collagene, in quanto tale strato  è stato individuato in varie forme: alcuni esperti di implantologia  lo considerano uno  strato acellulare amorfo di dimensioni variabili comprese tra 500 e 600 nm. 
Altri esperti di implantologia invece,  lo considerano come uno strato fine che non supera i 50 nm. 
Questa diversità  di spessore potrebbe essere spiegata in relazione allo svilupponel tempo, ma anche alla distribuzione nello spazio.
 Però, questo strato è visibilmente distinto dall’osso mineralizzato e dalla matrice osteoide stessa e cine chiamato anche  inea cementante (cement layer). 
È interessante mettere a confronto la composizione di questa linea cementante (ossotitanio) con quella naturale presente tra vecchio e nuovo osso.
 In realtà, queste due strutture non sono affatto dissimili, in particolare per la presenza in entrambe di sialoproteine ossee (Bone SialoProteins, BSPs) e OPN.
 È opportuno anche il confronto  fra queste linee cementanti e quelle esistenti  all’interfaccia tra materiali calcio-fosfatici come l’idrossiapatite (HydroxyApatite, HA) e il tessuto osseo in vivo. 
Pure in questo caso, infatti, la composizione della struttura  è pressoché  simile.