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LA MODERNA IMPLANTOLOGIA. (MECCANISMI DI GUARIGIONE, PARTE 1)

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Odontoiatra



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Quando, in implantologia, si studia una superficie implantare, bisogna soffermarsi sugli aspetti chimici e morfologici.
Con riferimento ai secondi, quelli da comprendre sono gli aspetti macrotopografici (millimetri, quali design implantare e sua filettatura), microtopografici (micrometri, quali topografia e geometria superficiale dell’impianto) e ultrastrutturali (nell’ordine dei nanometri, quindi gli aspetti nanostrutturali della superficie).
 In questo articolo di implantologia ci occupiamo di analizzare in modo dettagliato l’influenza della microtopografia e dell’ultrastruttura delle superfici implantari nei processi di guarigione.
Il primo profilo su cui ragionare è l’ultrastruttura della superficie implantare.
 Le peculiarità ultrastrutturali di una superficie sono legate a quelle chimiche e originano dal noto “oxide layer”, finissimo strato di ossidi (spessore minimo 4-10 nm)  che si consolida sulla superficie implantare per ossidazione del titanio. 
Essendo un metallo molto reattivo, infatti, il titanio forma immediatamente uno strato di ossidi a contatto con l’ossigeno. Principalmente costituito da TiO2, questo strato di ossidi è estremamente stabile, se perso tende a riformarsi ed è in grado di proteggere efficacemente il titanio dagli effetti indesiderati legati alla corrosione. 
L’oxide layer è il fattore che determina la bioinerzia del titanio. In implantologia, si definisce bioinerte un materiale che non rilascia ioni o sostanze nocive al metabolismo
osseo e per il quale è possibile un’osteogenesi da contatto, senza interposizione di tessuto connettivo fibroso. L’osteogenesi da contatto è il processo in cui la sintesi di nuovo osso avviene
primariamente a contatto con la superficie implantare. L’oxide layer costituisce il substrato coinvolto nell’interazione con i fluidi dell’organismo, primo e fondamentale mediatore di tutti i fenomeni biologici.
 Le sue peculiari caratteristiche chimiche sono carica elettrica moderatamente negativa a pH fisiologico, bassa concentrazione di ioni e prodotti di dissoluzione e costante dielettrica simile a quella dell’acqua. 
Queste proprietà chimiche fanno sì che lo strato di ossidi sia naturalmente portato a un’interazione “gentile” con i fluidi biologici. Fenomeni di idrossilazione-idratazione, adsorbimento
di cationi (sodio, magnesio, calcio), anioni (cloro, fluoro, solfato e fosfato) e biomolecole (proteine, glicoproteine, glicolipidi, proteoglicani e polisaccaridi) dai fluidi circostanti, con contemporanea formazione di un network stabilizzato di fibrina e piastrine, rappresentano i primissimi eventi che si verificano all’interfaccia tra il tessuto osseo e lo strato di ossidi.