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SISTEMA ENDOCANNABINOIDE IN ODONTOSTOMATOLOGIA (PRIMA PARTE)

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Odontoiatra



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Nell’ambito della clinica odontostomatologica, le patologie su base infiammatoria, così come i quadri clinici caratterizzati da sintomatologia dolorosa (pulpite, gengivite, malattia parodontale, sindromi algico-disfunzionali ATM, ecc.) sono di riscontro estremamente frequente.

Questo presupposto rende conto del diffuso ricorso all’assunzione di farmaci antinfiammatori da parte dei pazienti odontoiatrici sia per propria iniziativa sia a seguito di prescrizione da parte dello specialista.

Nel contesto dell’odontostomatologia, l’introduzione di farmaci con riconosciute proprietà antiflogistiche e/o antidolorifiche potrebbe offrire un contributo significativo nel trattamento di determinati quadri clinici che, allo stato attuale, sono ancora di difficile gestione sia per i limiti terapeutici delle attuali strategie farmacologiche sia per gli effetti collaterali a essi correlati.

Le potenzialità della modulazione farmacologica del sistema endocannabinoide o di altri sistemi neuroendocrini a esso affini non si limitano esclusivamente a questo tipo di patologie, ma poiché i recettori cannabinoidi hanno dimostrato di prendere parte alla regolazione di diversi tessuti o apparati (nel metabolismo osseo), si potrebbero intravedere possibili applicazioni in altri ambiti, come la rigenerazione guidata dei tessuti o l’implantologia orale.

Per quanto riguarda lo studio dell’anatomia, della fisiologia e della patologia della polpa dentaria, l’attenzione finora riservata dalla letteratura al ruolo fisiologico, ed eventualmente patogenetico, dei recettori cannabinoidi è stata piuttosto limitata.

Per questo motivo, allo stato attuale, è difficile ipotizzare quali possano essere le reali potenzialità dei recettori cannabinoidi come possibile bersaglio di una terapia farmacologica negli stati di flogosi o iperreattività della polpa dentaria.

Tuttavia, se si considerano le conoscenze attuali inerenti la patologia della polpa dentaria, e in particolare il ruolo che l’infiammazione e i fenomeni vascolari sembrano svolgere nella sua patogenesi e sintomatologia, è ragionevole pensare che, come è stato osservato in altri ambiti, la regolazione farmacologica dell’attività dei recettori cannabinoidi potrebbe influenzare in modo significativo l’evoluzione di tali processi patologici.

 Numerosi test sperimentali hanno dimostrato che la somministrazione locale e sistemica di agonisti selettivi dei recettori cannabinoidi CB1 e dei CB2 ,così come degli inibitori della ricaptazione cellulare dell’anandamide (AEA), è in grado di ridurre l’iperalgesia o ipereattività di origine infiammatoria.

Senza dubbio queste potenzialità andranno indagate in maniera più ampia e approfondita.

La distribuzione e il ruolo fisiologico dei recettori vanilloidi nella polpa dentale, invece, sono stati studiati in maniera più dettagliata.

Nella polpa dentaria, la presenza di recettori vanilloidi è stata riscontrata a livello dei vasi sanguigni, delle fibre nervose e degli odontoblasti, in quest’ultima tipologia cellulare è stato addirittura ipotizzato che i recettori vanilloidi partecipino alla percezione di stimoli termici mediati dagli stessi odontoblasti.

La patologia cariosa e la demineralizzazione dello smalto sembrano avere la capacità di influenzare, aumentandola, l’espressione dei TRPV1 a livello dei vasi sanguigni e delle fibre nervose.

Tuttavia, la correlazione tra l’espressione dei recettori vanilloidi e il dolore non è stata ancora del tutto chiarita.

L’idea che i recettori TRPV1 possano in qualche modo prendere parte alla modulazione della reattività pulpare deriva anche dall’osservazione clinica che l’eugenolo, sostanza da tempo utilizzata in odontoiatria, presente nei chiodi di garofano e chimicamente affine alla capsaicina (agonista dei recettori vanilloidi), ha proprietà analgesiche sulla polpa dentale: nel 2003 era stato dimostrato la capacità dell’eugenolo di attivare le correnti ioniche transmembrana.

 Questo effetto era bloccato dalla capsazepina, antagonista dei recettori vanilloidi, implicando quindi una mediazione da parte di questi ultimi.