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GLI ENDOCANNABINOIDI

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Odontoiatra



Descrizione

Le molecole endogene, cioè prodotte dal nostro organismo, in grado di legarsi ai recettori dei cannabinoidi e di attivarli funzionalmente sono definite endocannabinoidi (EC). Le molecole finora identificate sono le seguenti, l’Narachidonoiletanolamina (AEA; denominata anche anandamide, dal sanscrito “ananda” che significa “beatitudine”), scoperta all’inizio degli anni ‘90 da William Devane, il 2-arachidonoilglicerolo(2-AG), il 2-arachidonoilgliceriletere (2-AGE, noladin), l’O-arachidonoiletanolamide (virodamina) e
l’N-arachidonoil-dopamina (NADA). Gli EC sono considerati neuromodulatori locali.
A differenza di altri mediatori chimici del cervello, gli endocannabinoidi (EC).   non sono immagazzinati in vescicole secretorie, ma prodotti “on demand” dalle cellule, a partire dai loro precursori, per poi essere rilasciati nel versante extracellulare, analogamente ad altre sostanze eicosanoidi come le prostaglandine. A livello del SNC, per esempio, è stata proposta per gli  endocannabinoidi (EC) una funzione di messaggeri retrogradi. Una
volta rilasciati dai terminali postsinaptici nello spazio sinaptico a seguito di uno stimolo depolarizzante, gli EC agiscono sui recettori cannabinoidi delle terminazioni presinaptiche inibendo il rilascio del
neurotrasmettitore.
Diversi studi in vivo hanno dimostrato che l’azione degli endocannabinoidi (EC) nei confronti dei loro target molecolari può essere modulata dalla somministrazione di altre sostanze, come ad esempio si verifica per la palmitoiletanolamide (PEA) nei confronti dell’N arachidonoiletanolamide (AEA) (vedi oltre), permettendo di intravedere così un’ulteriore possibilità di intervenire farmacologicamente sull’attività dei recettori cannabinoidi stessi.

N-aciletanolamine. Le N-aciletanolamine (NAE) sono amidi di acidi
grassi normalmente presenti in diversi tessuti di numerose specie animali. La loro concentrazione aumenta in modo significativo in
risposta a determinati tipi di stimolo, in particolare stress e danno cellulare.
Tra le NAE, alcune molecole come la stearoiletanolamide (SEA), l’oleoiletanolamide (OEA), la palmitoiletanolamide (PEA) e l’arachidonoiletanolamina (anandamide, AEA), hanno dimostrato la capacità di produrre interessanti effetti farmacologici sia in vitro sia in vivo. La PEA, conosciuta fin dagli anni ‘50, quando fu isolata da Kuehl a partire dal tuorlo d’uovo, è stata oggetto di numerosi studi, data la sua comprovata capacità di indurre effetti antinfiammatori. È stato dimostrato che la somministrazione locale di PEA aumenta
in modo significativo gli effetti prodotti in vitro e in vivo da altre sostanze, quali la stessa AEA.
Sebbene inizialmente si ritenesse che la PEA fosse dotata di un’affinità funzionale specifica per i CB2, sulla base di acquisizioni più recenti è stata messa in discussione la sua capacità di agire come agonista diretto a livello dei recettori CB1 e CB2. Per questi motivi, la PEA non è classificata come endocannabinoide, ma come sostanza endogena cannabimimetica.