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LA CHIRURGIA ORALE. L'OSTEONECROSI DA BISFOSFONATI (PARTE 2)

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Odontoiatra



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Oggi in questo articolo ci vogliamo collegare ad un precedente argomento sui <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?tipologia=articoli&id=2372">bifosfonati</a> nella <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id=1338&tipologia=tecniche">chirurgia orale</a>. Nel precedente articolo abbiamo descritto quali sono i <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=&tipologia=tecniche&id=332&categoria=PATOLOGIA">bifosfonati</a>. In questo articolo desscriveremo gli aspetti clinici. Nel 70% dei casi l’<a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?tipologia=articoli&id=825">osteonecrosi da bisfosfonati</a> si manifesta come un ritardo o una mancata guarigione in seguito a un’estrazione o a un altro intervento di <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id=1338&tipologia=tecniche">chirurgia orale</a>. Gli stadi precoci della patologia sono caratterizzati dalla mancanza di sintomi, mentre successivamente può insorgere dolore a causa dell’infezione della porzione ossea esposta. I sintomi che il paziente avverte sono intorpidimento, parestesie e bruciore; si verifica poi una graduale alterazione della mucosa orale con formazione di ulcere persistenti. Le zone maggiormente interessate sono la zona molare mandibolare nel 70% e la regione mascellare molare nel 30% dei casi, mentre solo in rari casi la reazione coinvolge entrambe le ossa. Nei pazienti che hanno assunto <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=&tipologia=tecniche&id=332&categoria=PATOLOGIA">bisfosfonati</a>, le forze di occlusione si manifestano a livello apicale in modo tensivo e compressivo, con conseguente ipermineralizzazione e quindi sclerosi della lamina dura con successivo ampliamento del legamento parodontale. La diagnosi di osteonecrosi è necessariamente clinica associata all’ausilio di reperti radiologici, sebbene quest’ultimi non siano specifici nel caso
di lesioni iniziali. Tra gli esami radiografici, il più utilizzato è l’ortopantomografia (OPT), che però è meno specifica della <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=15&tipologia=tecniche&id=2557&categoria=RADIOLOGIA">TC</a>, la quale è in grado di individuare le lesioni corticali e le alterazioni trabecolari in fase iniziale. I fattori scatenanti l’osteonecrosi. Possono essere: il tipo di farmaco utilizzato, la diagnosi di cancro, il dosaggio complessivo, gli interventi odontoiatrici, la diagnosi di cancro. Gli interventi odontoiatrici invasivi eseguiti su pazienti
in terapia o che hanno terminato una terapia con bisfosfonati rappresentano i principali cofattori scatenanti l’osteonecrosi. In uno studio è stata valutata in 63 casi di osteonecrosi la percentuale delle procedure odontoiatriche responsabili dell’esposizione ossea. Da questo studio emerge che l’induzione dell’osteonecrosi avviene principalmente in seguito a procedure chirurgiche, nello specifico: 16,5% delle estrazioni per carie, 17,1% delle estrazioni per parodontite, per <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id=930&tipologia=tecniche">parodontite</a> grave non controllata, per <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=8&tipologia=tecniche&id=1051&categoria=PARODONTOLOGIA">chirurgia parodontale</a>, per chirurgia implantare, 25% spontanea, senza alcun evento scatenante. Si riscontra che, che la somministrazione di corticosteroidi e chemioterapici può indurre e aumentare il rischio di
insorgenza di <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?tipologia=articoli&id=825">osteonecrosi</a>.