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CHIRURGIA ORALE. LA CLOREXIDINA COME DISINFETTANTE. (PARTE 3)

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Odontoiatra



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Ricollegandoci ai precedenti articoli basati sull'utilizzo della Clorxidina nella pratica di chirurgia orale, oggi parliamo dei risultati degli studi condotti. Il campione esaminato consisteva di 82 pazienti (38 maschi e 44 femmine). Il gruppo P era formato da 43 soggetti (22

maschi e 21 femmine; età media 57,88 ± 19,09 anni). Il gruppo Q era costituito da 39 soggetti (16 maschi e 23 femmine; età media 59,08 ± 17,61 anni). Le caratteristiche dei pazienti, raggruppati in base

all’uso di uno dei due prodotti. Riguardo alla variabile “dolore” (stimolato e spontaneo) si può osservare una differenza statisticamente significativa tra i due collutori ai tempi T1 e T2. Per

entrambe le variabili il collutorio Q risulta avere valori significativamente inferiori rispetto al collutorio P. Al tempo 3 (T3) non vengono riscontrate differenze significative perché in entrambi i gruppi le variabili tendono a diventare stabili verso una condizione di

normalità, dati i giorni trascorsi. I risultati ottenuti dopo 14 giorni possono considerarsi come dovuti al normale decorso postoperatorio. Sempre in riferimento al dolore, è stata anche effettuata l’analisi statistica dei valori riportati dal paziente (VAS) prima e dopo ogni sciacquo durante i 7 giorni postintervento.

Confrontando i valori tra le due misurazioni attraverso il test non parametrico di Wilcoxon dei ranghi con segni, si è osservata una differenza significativa per entrambi i collutori tra le due misurazioni

(pre/post) con un valore di p < 0,0001 per entrambi i prodotti testati.

La differenza media della scala VAS (post/pre sciacquo) per il collutorio P è risultata essere –0,523 ± 0,24 (media ± deviazione standard), mentre per il collutorio Q –0,585 ± 0,253. Sebbene

risulti esservi un maggior miglioramento della percezione del dolore per il collutorio Q, questo non è significativamente diverso rispetto al collutorio P (p = 0,2302). Tale risultato può essere attribuito alla soggettività della scala ealla difficoltà del paziente nell’attribuire i vari punteggi della scala prima e dopo lo sciacquo. Analizzando le variabili gengivali si osserva una differenza statisticamente significativa tra i due collutori. Per la variabile “infiammazione delle suture”, infatti, già dopo 3 giorni si evidenzia un OR di 0,13, a indicare che quanti hanno usato il collutorio Q hanno l’87% di probabilità in meno di avere una infiammazione alla sutura a 3 giorni rispetto ai soggetti che hanno usato il collutorio P (p < 0,0001). Alla conclusione dello studio la casa produttrice ha svelato la composizione dei due contenitori: il flacone contraddistinto dalla lettera “P” era composto da  Clorxidina (CLX) allo 0,2% mentre quello con la “Q” era composto da Clorxidina  (CLX) allo 0,2% associata ad HA.

Sulla base dei risultati forniti dal presente studio sembra emergere

che il collutorio etichettato con la lettera “Q” (Clorxidina 0,2%

e HA) risulti più efficace di quello individuato dalla “P” (Clorxidina)

nel migliorare sia gli indici di infiammazione gengivale sia la

percezione del dolore durante la fase di guarigione delle ferite

chirurgiche orali, come evidenziato dai significativi risultati già

al terzo giorno di utilizzo del collutorio “Q” (Clorxidina 0,2 % e HA).

Quest’affermazione risulta ben dimostrata dalle differenze (statisticamente significative) rilevate nei singoli parametri (infiammazione delle suture chirurgiche, edema gengivale, dolore

spontaneo e provocato) già al quarto giorno e, successivamente,

al settimo giorno dall’intervento di chirurgia orale. Ambedue i collutori presentano il medesimo contenuto in Clorxidina   e, quindi, l’effetto positivo di tale sostanza nel favorire la guarigione delle ferite orali è simile per entrambe le formulazioni. In questo caso il miglioramento nella guarigione delle ferite orali è dovuto, con molta probabilità, all’azione batteriostatica-battericida della Clorxidina   e alla sua elevata affinità con le mucose. Infatti, i soggetti che hanno subito un intervento in cavità orale spesso trovano difficoltà a svolgere le buone pratiche di igiene orale e la riduzione della carica batterica promossa dalla Clorxidina   è perciò in grado di favorire la guarigione dei tessuti. È oramai prassi comune l’uso di Clorxidina nei pazienti da sottoporre a chirurgia orale sia prima sia dopo l’intervento medesimo. Riguardo all’effetto sul dolore sono ancora pochi, in letteratura, gli studi che hanno valutato il grado di dolore dopo manovre di chirurgia gengivale ed estrattiva. È probabile, quindi, che le differenze statistiche riscontrate nell’azione dei due collutori possano trovare spiegazione nella presenza, in uno di essi, dell’HA; è stato infatti riscontrato che l’HA esercita funzioni molto importanti nella fasi iniziali di guarigione delle ferite stimolando la proliferazione e la migrazione cellulare.

Dall’analisi della letteratura emerge che altrettanto significative

sono le proprietà biologiche dell’HA e svariate sono le sue applicazioni nei vari settori dell’odontoiatria. Studi sperimentali hanno messo in evidenzia l’utilizzo dell’HA come ausilio terapeutico nel controllo delle malattia parodontale e delle gengiviti.

L’attività ripartiva e analgesica dell’HA è stata indagata anche

nella cura delle mucositi orali indotte da radio/chemioterapia,

con un impatto significativo in termini di miglioramento delle

lesioni e della sintomatologia algica a esse associate, come

pure nel controllo delle forme erosive di alcune malattie autoimmuni

della mucosa orale quali il lichen planus orale. Nel nostro studio l’azione stimolante dell’HA combinata con quella batteriostatica-battericida della Clorxidina   ha dato risultati significativi, contribuendo a favorire i processi riparativi delle ferite chirurgiche orali, migliorando il trofismo dei tessuti sede della sutura e riducendo il dolore legato

alle manovre chirurgiche.

Nella normale routine odontoiatrica sono previste manovre chirurgiche dall’estrazione dentaria alla biopsia, all’allestimento di lembi mucoperiostei che, in base al grado del danno tissutale prodotto,

determineranno dolore e infiammazione della zona interessata. Sono quindi desiderati e ben accetti tutti i prodotti in grado di migliorare il decorso clinico dei pazienti.

Nuove evidenze scientifiche sono comunque necessarie per confermare meglio l’efficacia clinica di tale molecola e quindi il suo l’utilizzo a scopo terapeutico.