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CHIRURGIA ORALE. LA CLOREXIDINA COME DISINFETTANTE. (PARTE 2)

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Category

Odontoiatra



Descrizione

L'utilizzo della Clorexidina nella chirurgia orale.
 Per valutare l’efficacia, nei processi riparativi delle ferite chirurgiche orali, di un collutorio a base di HA in associazione alla Clorexidina (CLX), nei confronti di uno contenente la sola Clorexidina (CLX), sono stati arruolati 82 pazienti che necessitavano di prelievi mucosi di almeno 0,5 cm (biopsie) o di avulsioni dentarie che prevedevano l’allestimento di un lembo chirurgico (necessario per l’estrazione e/o per lo scorrimento dei lembi). In tutti i pazienti valutati nello studio abbiamo ottenuto una guarigione della ferita per prima intenzione.
La selezione è avvenuta presso l’Ambulatorio di Medicina e Patologia
Orale del Dipartimento di Biotecnologie Mediche della Tuscan School of Dental Medicine, Università di Siena e Firenze, per una durata di 12 mesi. I criteri di inclusione sono stati: età maggiore
di 18 anni, soggetti non fumatori o modicamente fumatori (massimo 5 sigarette/die), disponibilità a fornire il proprio consenso libero e informato confermandolo attraverso la sottoscrizione di un apposito modulo. Sono stati esclusi soggetti abituali consumatori di alcolici,
pazienti affetti da severe patologie sistemiche (per esempio pazienti diabetici, oncologici, trapiantati, sottoposti a terapia radiante o chemioterapica, donne in stato di gravidanza).
La valutazione dell’efficacia e della qualità del colluttorio a base di HA e di Clorexidina (CXL) si basa su un procedura ben specifica:
Questo studio randomizzato in triplo cieco è stato condotto utilizzando due differenti formulazioni di collutorio confezionate
in identici contenitori (200 mL), con la data di confezionamento e una lettera identificativa ”P” o “Q” in base al tipo di contenuto. I due flaconi, del tutto simili a eccezione della lettera identificativa, contenevano preparazioni diverse: uno Clorexidina  (CLX) allo 0,2% con Anti Discoloration System (ADS); l’altro HA allo 0,2% in associazione
con Clorexidina (CLX) allo 0,2% con ADS.
Il contenuto dei flaconi non era noto agli operatori. Mediante l’utilizzo di un software è stata generata una lista che assegnava a un numero (1, 2, 3, …) una lettera casuale (P o Q). In questo modo a ogni paziente arruolato veniva distribuita la bottiglia corrispondente alla lettera associata a quel numero. I pazienti, ricevendo l’uno o l’altro collutorio, venivano suddivisi in due gruppi casuali, P e Q.
Lo studio è stato condotto in cieco per tutta la durata della terapia: né i pazienti che ricevevano il collutorio, né il medico che forniva il preparato e doveva valutare i vari parametri, né l’operatore che doveva
effettuare l’elaborazione statistica dei dati erano a conoscenza del contenuto dei flaconi. Una volta che il paziente aveva espresso
il proprio consenso alla partecipazione allo studio sono stati raccolti i dati anagrafici (nome, cognome, età e sesso) e i dati relativi ad alcune abitudini (fumo e alcol); quindi il soggetto è stato sottoposto
a un trattamento iniziale comprendente l’igiene orale professionale,
la lucidatura delle superfici dentali con pasta da profilassi per rimuovere tutte le pigmentazioni e, infine, precise istruzioni e motivazioni per il mantenimento di una corretta igiene orale domiciliare. Tutte le manovre chirurgiche sono state eseguite in anestesia locale (solitamente utilizzando articaina 1:100.000) con l’uso di bisturi tradizionale; la sutura della breccia mucosa è stata eseguita con seta (T0).
Al termine dell’intervento a ogni paziente è stato fornito, come precedentemente descritto, un collutorio a base di HA in associazione alla Clorexidina (CLX), ed è stato istruito
a utilizzarlo, dopo le normali manovre di igiene orale, 2 volte al giorno (almeno 30 secondi) per un periodo di 2 settimane.
Durante tutto questo periodo sono stati eseguiti follow-up per monitorare l’evoluzione delle ferite, valutare l’efficacia del trattamento nonché la presenza di eventuali complicanze.
I follow-up sono stati programmati a 3 giorni (T1), a 7 giorni (T2), quando avveniva anche la rimozione delle suture, e a 14 giorni (T3). I parametri valutati clinicamente sono stati: presenza/assenza di infiammazione a livello delle suture; presenza/assenza di edema nella sede dell’intervento; presenza/assenza di tessuto di granulazione; presenza/assenza di dolore spontaneo; presenza/assenza di dolore alla pressione. Per comodità tali parametri sono stati definiti dagli autori “variabili di guarigione” e durante ogni follow-up è stato assegnato un punteggio da 0 a 3:

-0 = assenza di tutte e tre le variabili;
-1 = presenza di almeno una variabile;
-2 = presenza di almeno due variabili;
-3 = presenza di tutte e tre le variabili in esame. ogni paziente è stato anche chiesto di compilare un diario clinico di autovalutazione del dolore (percezione del disagio legato alla ferita chirurgica) mediante scala visuoanalogica (Visual Analogue Scale, VAS), con valori da 0 a 10, prima e dopo l’uso del collutorio. La variabile “dolore alla pressione” è stata valutata dal clinico ai tempi T1, T2 (rimozione delle suture) e T3. Le variabili quantitative sono presentate come media ± deviazione standard e le variabili categoriche con frequenze e percentuali. Le variabili numeriche sono state confrontate con il test non parametrico di Wilcoxon e le variabili qualitative con il test del Chi quadro o il test esatto di Fisher. I risultati sono riportati attraverso l’Odds ratio (OR), che indica la forza dell’associazione tra le variabili di interesse. È stato inoltre utilizzato un indice per riassumere le variabili gengivali e osservarne l’andamento nel tempo.
I valori sono stati confrontati tra i gruppi con il test di Wilcoxon. Attraverso la VAS è stata infine registrata la differente percezione del dolore prima e dopo lo sciacquo con i due diversi collutori e i valori sono stati confrontati con il test di Wilcoxon dei ranghi con segni (equivalente non parametrico del test T di Student per dati appaiati). Per quanto riguarda la VAS è stata calcolata una media prima e dopo lo sciacquo di tutte le rilevazioni nei 6 giorni postintervento. Il livello di significatività considerato è sempre stato del 5%. L’analisi statistica è stata eseguita con il software SAS 9.2 (SAS Institute Inc., Cary, North Carolina, USA).