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RIGONFIAMENTI IMPROVVISI DELLA GHIANDOLA PAROTIDE

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Odontoiatra



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La problematica si presenta solitamente un andamento benigno, ma purtroppo giungono periodicamente all’osservazione del medico alcuni casi che, pur non gravissimi in sé, tendono a recidivare spesso anche dopo la spontanea espulsione del calcolo, o che evolvono invece verso complicanze infettive temibili, fino ad esitare in trattamenti chirurgici demolitivi. Questo accade non per un’ineluttabile gravità della malattia stessa, ma perchè l’inquadramento clinico e l’approccio medico chirurgico escludono o sottovalutano spesso il possibile ruolo della malocclusione dentaria e della scorretta postura mandibolare, in questi casi reiterate cure mediche di ciascun episodio acuto in realtà non risolvono il problema, perché non ne rimuovono la vera causa.

Alcuni pazienti riferiscono il repentino gonfiarsi della parotide, fino a raggiungere dimensioni eclatanti. Il medico può orientarsi verso una corretta diagnosi solo con l’anamnesi, giacchè il paziente, quando gli si presenta, è quasi sempre di aspetto assolutamente normale, tanto che la sua storia può risultare poco credibile. Nel migliore dei casi viene attuata una ricerca diagnostica su improbabili problemi del dente del giudizio o su eventuali calcoli salivari: a seguito della negatività degli esami diagnostici, il paziente viene congedato sostanzialmente non creduto o con ipotesi di un quadro psicosomatico e sine materia.

In questi casi è spesso in gioco una costrizione, non serrata ma subliminale, del dotto escretore della Parotide (di Stenone), che sfocia a livello dei molari superiori. Accade così che l'ostruzione si verifichi solo occasionalmente, quando coincidano un temporaneo serramento del Massetere (con questo muscolo il Dotto di Stenone è in intimo contatto per buona parte del suo decorso) e una ipersecrezione salivare ( ad esempio all'inizio di un pasto ).
Nel tempo l'ipetrofia del muscolo massetere, responsabile della costrizione del dotto escretore, tende ad aumentare, con il coinvolgimento delle zone ossee di inserzione, in particolare a livello mandibolare. Ciò è talvolta di per sè sufficiente a spingere alcuni pazienti adulti, preoccupati della spiacevole estetica, al trattamento chirurgico, con diagnosi di Ipertrofia "essenziale" del Massetere.

Il ristagno crescente di saliva all'interno della ghiandola, però può favorire l'insorgenza di calcoli e di complicanze infettive: non é il calocolo, a determinare il ristagno, ma é il ristagno salivare a fa vorire la precipitazione del calcolo, che infatti, anche se espulso o rimosso, tende a riformarsi.

Il gonfiore della parotide può anche causare l'ispessimento del tessuto ghiandolare, che può raggiungere anche dimensioni e consistenza notevoli e far ipotizzare un quadro neoplastico, il che contribuisce ad allarmare il paziente e ad orientare il curante verso un'ipotesi terapeutica di tipo chirurgico. Anche dopo l'esclusione di questa diagnosi sfavorevole,peraltro, il continuo ripetersi di episodi spiacevoli di tumefazione, dolore, superinfezione , espulsioni di piccoli calcoli seguite da successive riformazioni, in assenza di ipotesi di trattamento risolutivo, finiscono per portare alla decisione di intervenire chirurgicamente.

Nel bambino il quadro si presenta di solito con reiterati episodi infettivi, che pur domati con l’abituale trattamento medico, tendono a recidivare. Non sempre il fenomeno regredisce spontaneamente, e la sostanziale mancanza di rimedio definitivo, come in tutte le patologie ricorrenti, finisce per preoccupare non poco la famiglia e il curante.

La diagnosi é solitamente affidata all'ecografia, che rivela per lo più "aree ipoecogene" che sono in sostanza ristagni salivari. Il calcolo, se riscontrato, rischia assumere valore di causa, mentre spesso é l'effetto del ristagno salivare.

Nell’adulto il trattamento chirurgico, dapprima di tipo esplorativo, spesso evolve in siti demolitivi, con il rischio aggiuntivo di danni iatrogeni legati sopratutto alla lesione accidentale del nervo facciale.

Il problema é in realtà assai spesso legato ad un morso profondo e/o ad una malposizione mandibolare con latero deviazione, che porta come inevitabile effetto all'ipertono del massetere dallo stesso lato della deviazione stessa. La deviazione mandibolare si estrinseca quasi sempre a livello dentale con un quadro più o meno grave di morso laterodeviato o inverso monolaterale. La deviazione compare dallo stesso lato della ghiandola affetta, o, se bilaterale, da quello della ghiandola maggiormente coinvolta.

La conferma del ruolo patogenetico della malocclusione dentaria si ha solitamente con il rapidissimo miglioramento del quadro clinico (fino alla completa risoluzione in pochi giorni ) che segue un corretto approccio terapeutico alla malocclusione dento-scheletrica di cui il paziente è portatore.

Al paziente viene infatti applicata una placca di riposizionamento mandibolare che, eliminando con adeguati spessori interocclusali i contatti fra i denti antagonisti ed essendo dotata di valli di riposizionamento mandibolare opportunamente allestiti, può correggere artificialmente il morso profondo e la laterodeviazione mandibolare, e costringe il paziente ad occupare, nel chiudere la bocca, la posizione terapeutica corretta individuata dal dentista.

Il riposizionamento mandibolare, oltre a correggere in gran parte lo spiacevole aspetto estetico legato alla deviazione, permette il rilasciamento del massetere prima contratto, e può così spesso risolvere anche la costrizione del dotto di Stenone

Anche se l'attenzione di medico e paziente è in questi casi concentrata sul problema massetero-parotideo, poichè il caso viene di fatto affrontato con visione globale, si assiste spesso anche alla soluzione degli altri sintomi della malocclusione da cui il paziente fosse eventualmente afflitti, cefalea, otalgia, vertigi e acufeni.