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L'ODONTOIATRIA MINIMAMENTE INVASIVA

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Odontoiatra



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Capita spesso che si considera i cambiamenti in atto nel settore dentale solo dal punto di vista organizzativo, economico, sociale. Invece è in atto nel settore odontoiatrico un profondo cambiamento anche dal punto di vista clinico.

D questo abbiamo voluto parlare con il dott. Stefano Valbonesi, uno dei relatori dell'evento dal titolo "Il presente e il futuro dell'odontoiatria italiana: guardiamo oltre la crisi", in programma a Bologna il 31 Gennaio

Dott. Valbonesi, concorda sull'evoluzione della professione anche dal punto di vista clinico?

Certamente. Nel ventesimo secolo l'odontoiatria ha raggiunto traguardi importanti che hanno determinato altrettanto importanti svolte cliniche, operative e tecniche: l'adesione (1953), l'implatologia osteointegrata (1967), la ceramica metal free (1984), i sistemi CAD CAM (1998). Tutte queste importanti acquisizioni, inizialmente e apparentemente separate, hanno reso possibile, nel tempo e con l'impegno dei clinici, dei tecnici e dei produttori, la nascita di una odontoiatria minimamente invasiva che deve rappresentare oggi un importante parametro in qualsiasi terapia. Io credo che la minima invasività rappresenti oggi l'essenza dello stato dell'arte in odontoiatria: minima invasività che può essere conseguita con preparazioni parziali sia anteriori che posteriori, in protesi con ceramica metal free e in implantologia. Ovviamente mi sto riferendo ad un'odontoiatria che abbia come obiettivo primario un risultato finale di alta qualità.

Quali sono le branche dell'odontoiatria interessate più di altre da questa rivoluzione?

Tutte le branche odontoiatriche possono concorrere alla minima invasività. Prima fra tutte e più importante la motivazione igienica ed il mantenimento igienico eseguito da personale altamente qualificato. A seguire i restauri parziali in ceramica e le corone in ceramica integrale cementati con tecnica adesiva consentono un notevole risparmio tissutale durante la fasi di preparazione con grandi vantaggi biologici per il paziente: quindi meglio faccette che corone nei denti anteriori, onlay e table top in quelli posteriori. La stessa implantologia può essere considerata una tecnica di sostituzione dentale minimamente invasiva: la possibilità di sostituire uno o più denti senza doverne ricoprire altri rappresenta un grande risultato in termini di conservazione di strutture sane: l'impianto è, in ultima analisi, una radice artificiale a sostituzione di quella naturale mancante.

Possiamo sapere quali sono gli aspetti positivi?

L'odontoiatria basata su criteri minimamente invasivi porta molteplici vantaggi al paziente. Primo fra tutti il risparmio di tessuto dentale sano, con la conseguente ridotta necessità di ricorrere a trattamenti di tipo endodontico intenzionali o accidentali. Alcuni aspetti dell'odontoiatria minimamente invasiva rappresentano vantaggi sia per il paziente che per l'operatore: sedute più brevi, minor numero di sedute, maggior facilità di reintervento, risultati più predicibili e maggiore facilità di adattamento. In più, per quanto riguardano le preparazioni parziali, abbiamo un minor interessamento del parodonto marginale ed eccellenti risultati estetici.

Criticità?

Tra i lati negativi, forse, riguardano solo il clinico e l'odontotecnico: conseguire un risultato minimamente invasivo è a volte difficile e prevede una buona conoscenza dei materiali, l'assoluta padronanza delle masse ceramiche, delle tecniche di cementazione adesiva e delle tecniche chirurgiche tradizionali e rigenerative.

Questa tecnica della mini invasività, magari affiancata dalle nuove tecnologie può ridurre i costi per i pazienti o proporre cure altrettanto efficaci a tariffe più contenute?

Ancor prima di procedere con la risposta, è necessaria una premessa. La qualità normalmente è costosa, questo non solo in odontoiatria ma, come tutti sappiamo, in qualsiasi altro campo: la frutta avariata probabilmente costa molto poco, ma non è buona al palato e può provocare anche il mal di pancia. Per il clinico è importante affidarsi ad un laboratorio odontotecnico di ottima qualità che, a fronte, forse, di costi più alti può assicurare un controllo qualitativamente alto dei passaggi e protocolli odontotecnici che si tradurranno, poi, in un risparmio notevole di sedute e di frustranti e ripetute sessioni di prova alla poltrona. In pratica tanto tempo e stress risparmiato per clinico e paziente per il conseguimento da entrambi voluto: un restauro protesico di alta qualità ed eccellente estetica. Alcune tecniche in particolare consentono un contenimento dei costi con ottimi risultati tecnici ed estetici: le metodiche CAD CAM, i manufatti termoplastici monolitici in ceramica vetrosa, la sostituzione delle leghe preziose (oggi inavvicinabili) con ceramiche policristalline o con leghe vili lavorabili secondo tecniche diverse.